Forse quello giusto è lui.

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Forse la persona giusta è lui. Quello che neanche ti fa venir voglia di screeshottare i suoi messaggi per crearci un G7 su whatsapp con le amiche.

Forse è giusto proprio perché arriva nella tua vita e non ti da’ neanche il tempo di prenderlo in mano il telefono.

Un fulmine, un ciclone. Un tornado di emozioni nuove che, dici tu, sta succedendo vero? Ed in realtà neanche hai il tempo di risponderti che già c’è una novità che ti lascia di stucco. E tu non ci sei abituata. Tu, eterna amica dei ragazzi, single incallita e con l’amore solo negli occhi ti ritrovi in un turbine di emozioni nuove.

Sorpresa. Ci sei caduta, cascata, con i tuoi capelli fatti di salsedine e i tuoi tacco 12. E non l’hai neanche raccontato. Non hai passato le sere in riva al mare con tequila in mano a disperarti su eventuali mosse mancate. Ad urlare al cielo che “non sta facendo la prima mossa”.

A descrivere, analizzare, sminuire e svalutare ogni suo gesto con le altre. O ad anatomizzare, neanche fossi l’allegro chirurgo (magari Dio ndr.) ogni piccolo segno. Azione. Cenno.

E forse quello giusto è proprio lui. Quello che ti fa appendere al chiodo anni decifrazioni indotte da esperienze negative. Quello che non sente la necessità di farsi spiegare. Quello che hai timore anche a raccontare perché, cazzo, tu hai sempre e solo parlato di loro, lamentandoti. Stavolta su che vuoi dialettare?  Stavolta che sembri più attesa e desiderata di una vittoria in finale di Champions?

Forse l’unica cosa di cui dovremmo tutti preoccuparci, gentil sesso compreso – e sì, parlo di voi Maschietti! – è imparare a lasciarsi amare ed amare di conseguenza.

Non ci sono regole. Ed è questo il bello. Perdiamo la vita dietro ad inutili schemi da seguire. Come se ci fossero realmente dieci comandamenti a raccontarci e raccomandarci come tenerci un uomo accanto. E poi, quando li dimentichi tutti, ecco che quell’uomo resta accanto a te. E ve lo raccontate di notte, occhi negli occhi, petto su petto. Ve lo raccontate in silenzio, al buio, al mare all’alba. Ve lo raccontate ridendo. Sognando. Leggendo. Ve lo raccontate amando. Perché l’amore sfiora, tocca le mani e mantiene delicatamente la presa. Graffia la schiena e poi la bacia. Con dolcezza. Accarezza. Ti tiene addosso. Ed è normale. Quella normalità che va oltre gli schemi da sempre prefissati.

Perché in Amore si sbaglia, ma è proprio quella volta che non ci stai attenta che smetti di farlo. Proprio quella volta non sbagli più.

E di questo, di questo amore, gli screenshot, sarebbe anche inutile averli.

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L’estate (con) addosso i social 

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Triste, depressa e sconsolata. Stanca di una vita piatta ed incoerente con tutte le idee che ti ritrovi in testa. Più dei ricci. Più del mare. Guardi il tuo Iphone e che cazzo sì, è più rosa di te. Tu, in piena sessionestivaschifo, diventi camaleontica come le dispense da cui studi. Un tutt’uno. Una mescolanza. Ed impari a renderti invisibile; offline su Messenger ed una volta alla settimana cambi foto profilo, finta e felice come se avessi davvero l’estate addosso su Facebook. E grazie Mark Zuckerberg, che puoi ancora rendermi una persona, almeno all’apparenza, viva.

Poveri loro che non sanno che quella foto è stata scattata l’unico momento di pace per caffè e boccata di ossigeno, un venerdì sera, sola come una folle. Che magari te l’ha anche scattata un passante, che povera anima in pena e con poca dimestichezza con il touch, ha anche fatto una sequenza di VENTISETTE “scatti migliori”.

Aggiorni il profilo, accetti richieste di amicizia ed anche le più improbabili ed aspetti. Guardi il libro ed aspetti. Poi fai un giro sui soliti profili del cavolo che, sì, pubblicano così spesso qualcosa che li hai sempre come primo post sulla home. Tipo le chiamate di tua mamma quando sono le cinque del mattino ed ancora non sei tornata a casa e neanche sa conchisei. Ecco. Li vedi. Te li aspetti. Loro sono sempre lì. E ci clicchi su, e poi nel profilo di tizio che ha messo una reazione al suo ultimo post (che, Cristo Santo Mark!! Già era difficile stalkerizzare i mi piace, con tutte ‘ste reazioni hai creato il panico!)

E clicchi sull’amico. E vai dall’altro amico ed in due secondi ti ritrovi sul profilo di zia Estrude che augura il buongiorno a tutto FB con immaginette glitterate e gif animate. Ma tu non hai nessuna zia Estrude, e poi che cavolo di nome è ESTRUDE? Esiste?

Torni in te, strabuzzi gli occhi e chiudi il tuo portatile per disperazione e buon senso, volendo tornare a studiare. Ed invece no, ecco che prendi il cellulare e rientri da lì. Ti rendi conto di essere molto stupido, hai già controllato il controllabile e non. Ed allora, ovvio, passi a whatsapp.

Vai da “lui”. Poi dall’altro. Nessun cambio di foto profilo sospetto, nessuno stato ambiguo shakespeareano in cui vogliono convincerti che sono dotti (e tu come una cretina ci credi anche). Ma ultimo accesso alle 12:00. Houston, abbiamo un enorme problema! Sono le 18:30. Sai quante cavolo di ore sono che non si connette bruttobastardo? In sei ore può succedere la qualunque, cavolinodibruxelles. In sei ore neanche alla mamma hai scritto? Neanche di calare la pasta alla tua nonna? Neanche “Quant’è bona Diletta Leotta?” nel gruppo del Fantacalcio?

È chiaro. È con una grande troncona di due metri per cinquanta chilogrammi, spalmato sotto il sole cocente, pieni di olio Jhonson e cappelli di paglia. E screenshotti, mandi alle amiche, esaminate insieme la punteggiatura dell’ultimo suo messaggio, i puntini sulle “i” e le pseudo frasi d’effetto che ha scritto. E da lì si passa a ricevere altri screen, ed altri ancora. Con altre pippe mentali dietro. E maledizioni alle foto del mare ricevute dalle altre prese da Snapchat. Ma tanto tu le avevi già viste, però non dirlo. Insieme a tutti i filtri provati, anche quello della gattara con la maschera di bellezza in faccia. Fingi di studiare incondizionatamente. In tutti i mari, in tutti i luoghi ed in tutti i laghi. Magari ci trovi anche Scanu con la messa in piega appena fatta.

E ti maledici, perché sono le otto di sera, ormai è ora di cena, il tuo telefono è scarico così come te… E tu

Non hai visto il mare.

Non hai visto le tue amiche e soprattutto…

NON  HAI STUDIATO PROPRIO UN CAVOLO.

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