Per Amore, soltanto per Amore

AMORE

Un bacio mancato. La morsa allo stomaco. Una corsa con il cuore in gola per prendere un treno. Non sprecare tempo. Le lacrime di gioia. Gli occhi lucidi.

I piedi scalzi ed i vestiti di lino bianchi.

Un motore e due caschi.

Un comodino per due. La luce spenta.

Il cielo in una stanza. In un letto. Fuori città.

Sono occhi, grandi e lucidi. Sono sogni, nei cassetti e tra le dita.

Un bacio sul naso ed i capelli arruffati. La fiatella dell’alba, e no che non ti bacio se prima non lavo i denti.

Un bagno caldo a suon di petali. Girasoli ovunque. Anche negli occhi.

È il formicolio in pancia. È libertà. È un metabolismo scombussolato, nuovo, chiaro.

È un tramonto, ed è sapere che in un tramonto non vedrai mai più solo un tramonto.

È lieve dubbio, ma salda certezza. Sono mazzi di emozioni e bouquet di baci. È felicità condivisa con chi la sente anche sua. E sente sue anche le pene, che tanto quelle ci son sempre.

È amore che dopo anni non smette di sorprenderti.

Quando si superano insieme difficoltà, grandi e piccole.

Quando si va oltre le scenate di gelosia e si trova un complice. In questo disordine, mi suggeriscono.

Amore è leggerezza. Indipendenza. Libertà.

Amore è intuizione, è sorpresa. È averlo dentro e volerlo addosso. È conoscere l’altro è lasciarsi comunque sopraffare dalla novità. È trattenersi le mani anche se lontani. È vedere tanta gente per poi comunque tornare a casa.

È innamorarsi delle piccole cose. Di un cielo blu e del mare. È avere addosso la positività.

L’amore non è privazione, non è catene, non è gelosia. L’amore è fresco, libero, sa di acqua di sorgente pura. L’amore è vigoroso, ti trascina. È un profumo, e ti inebria. L’amore è lì, tra le scapole. Quelle che baci con dolcezza e gli occhi chiusi.

Ecco. L’Amore è un bacio ad occhi chiusi. Uno di quelli che non sai più che hai accanto perché tanto non ti interessa neanche più vederlo.

L’amore è semplice. L’amore è naturale. L’amore è straordinario. L’amore è.

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Ritrovarti nel tuo tempo, vita benedetta.

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Ritrovarti nel tuo tempo.
Quando le corse fatte, quelle con il cuore in gola e l’affanno.
Quella sensazione di star soffocando. Quella di averla piena d’acqua, quella gola maledetta.
Quel pensiero di aver potuto fare di più.
Ecco. Quel momento lì in cui spariscono.
Spariscono i pianti, i dolori, i “non ce la posso fare” e poi alla fine IN UN MODO O NELL’ALTRO ce la fai sempre.
E si, ce l’hai fatta anche stavolta.
E non sai se gioire, forse perché non ricordi più come si fa. È passato troppo tempo.
Ma sorridi, sorridi e t’innamori della vita che Fiorella docet, deve essere BENEDETTA.
E benedetta sia.

Benedette siano le sue salite, i no. I rifiuti e le spalle voltate.
Benedetti siano i pianti ed i lamenti immani.
Benedette siano le corse in treno e le imprecazioni contro Trenitalia ed i suoi ritardi.
Benedetti siano i ritardi. Che tanto, Tu, alla fine, sei nel tuo tempo.

Fuori convenzioni e regole. Fuori schemi e date prestabilite.
Fuori rinunce e screzi.

Sei lì dentro. E dentro senti quella gioia mista a sorpresa, del sì, cazzo ce l’ho fatta.

E sei grata. Grata perchè sei innamorata di ciò che fai e per cui hai perso gran parte di vita. Per poi, però,  renderti conto che la vita te l’ha solo data.

Quando vedi occhi che ti guardano con stima. Con sorpresa e con amore.
Quando vedi occhi che ti abbracciano, fieri.
Quando stringi mani che non toccavi da tempo. Quando leggi parole di affetto e le senti vicine.
Quando trovi il coraggio di aprire il cuore ed urlare la mondo ciò che pensi. Ciò che senti.

E piangi, di gioia e commozione perché sì, sei stata grande.

A non farti abbattere. A continuare a credere.
A perseverare sempre.
A rinunciare a tante cose per vederne poi tante altre lì pronte ad accoglierti a braccia aperte come una mamma.

E ringrazi. Un po’ Dio. Un po’ la mamma ed il papà. Un po’ la zia e le tue amiche, quelle di una vita e quelle trovate per strada. L’Amore.
Chi ha creduto in te. Chi ha tentennato e si è ricreduto. Chi ancora non ci crede. Chi ha cominciato tutto con te e se n’è andato.

Ringrazi. Perché anche senza solo uno di loro non ce l’avresti mai fatta.
Senza ciò che ti hanno insegnato non saresti mai stata in grado di abbandonare.
Anche quando tutto era nero e buio.
Anche quando, chi studi, è la tua vita. Quella vera, quella che hai quando chiudi la porta di casa.

E piangi. Piangi perché forse qualcosa di buono in questa vita l’hai fatta.
E l’hai fatta proprio bene, mi sa.

Quindi Brava.

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Benvenuti nell’era delle banalità

“Ciao.”
“Ciao.”
“Piacere XY”
“Piacere XX”
“Mi sei sembrata carina scorrendo le tue foto, sei il mio tipo”
(zitto che sei arrivato a quelle di quand’ero in fasce e pure alla prima pubblicata qui su Facebook con la bocca a papera e la frangia anni novanta.)
“Questo è il mio numero 33987676, chiamami se vuoi uscire una di queste sere.”

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Eh certo, so ad occhio e croce il tuo nome e le esperienze passate mi insegnano che quel nome può anche essere quello del tuo gatto e non tuo, ma ok.
Non so quanti anni hai e so per caso che capelli porti per adesso. Sempre che quella foto che ti ritrovi come profilo sia la stessa che raffigura la tua effige odierna.

Ed io ovvio che ti manderò un messaggio su whatsapp per uscire. Ovvio. Tu sai già che sono IL TUO TIPO.

Ma poi che significa?! Una foto, ok forse più di una. Una richiesta d’amicizia, un misero mi piace e BOOM. Ecco trovata l’Amore della vita.

La paura fa scappare, quella che ti macina dentro e fa impazzire il tuo personale Helicobacter pylori.
Quella che ti fa contare le pecore di notte inutilmente, e ti fa addormentare per sfinimento numerando gli stronzi conosciuti solo nell’ultima settimana. Quella che ti fa credere che l’amore è normale caschi in banalità e stupidaggine. Scuse e strategie.

E quindi si lascia spazio alla monotonia, all’abitudine, alla normalità. Che poi credetemi, non c’è niente di più triste della banalità.

La banalità di “mi piace” tattici. La banalità di “ciao” in chat che potrebbero essere benissimo sostituiti da parole più ricercate. E non che parli di italiano forbito e Zanichelli accanto.

Parlo di sincerità. Non sei solo lo stupido a fare le foto con il bicipite in bella mostra in sala. Né quello con gli occhi grandi e verdi con sopra sopracciglia piccole e sottili più delle mie. (Ma di questo ne parleremo un’altra volta.)

Non sei solo quello che pensa io sia il suo TIPO dopo due foto online e un finto invito banale a prendere una birra. Ah no scusa, la birra mi hai detto no perché sei a dieta. Vero. Chiedo venia.

Ma porco cavolo, dite vero? Non è poi pure un po’ normale perdere fiducia nell’altro sesso?

 In un mondo in cui la sorpresa lascia il posto alla noia.  La banalità prende il posto della gioia. La donna prende il posto dell’uomo e ti corteggia. Che poi, ok la parità dei sessi. Ok che il più delle volte siamo noi ad organizzare uscite e, come ovvio che sia, intrattenere una discussione. Ok che dall’estetista possiamo anche andarci insieme, non è un problema, anzi magari ci fa lo sconto coppia. Ok che ormai, la maggior parte delle volte, abbiamo più palle noi. Ma un piccolo sforzo? E non ti sto dicendo di pagare il conto, che quello so farlo benissimo da sola. Non ti sto dicendo di pianificare una vita insieme né, tantomeno, un weekend fuori porta per sorpresa. Ti sto dicendo di sforzarti un po’ di più per non arrivare a fine serata e provare ad impiccarmi con la salsa rosa del kebabbaro vicino la stazione perché anche con lui m’intrattengo più volentieri e discuto più diligentemente rispetto a te. E non sto parlando di politica estera, Trump o Clinton o referendumviaRenzi. Sto parlando di interesse. Quello che non fa cadere le braccia al primo squillo di Messenger.

Ciao XY

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Il tuo maglione, mio.

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Sorrisi. Brividi. Sogni.

Desideri. Canzoni. Speranze.

Case, libri, auto, viaggi fogli di giornale? No Tiziano, per quelle c’è tempo. Soprattutto per le case, purtroppo. O per fortuna?

Quando nasce un amore ci sono sempre due con i cuoricini sulla testa e le farfalle dentro lo stomaco, pure al salmone se sono andati a pranzo a Mondello. Una ubriaca al bar di caracas sotto casa ed un’altra ancora che aspetta la sbronza a casa. Pronta con pop corn, gelato a kg e Netflix con le Gilmore Girls.

Ed i brividi non mancano. Ed i brividi ci sono. Come quando scopri che il tuo iPhone fa i capricci e non fa più sentire nulla fuorchè con gli auricolari. O vivavoce. Come se i fatti tuoi non se li facessero già anche senza altoparlante. Suvvia.

E poi c’è il piede sull’acceleratore, che fino a quando la strada è dritta, bello è correre. Adrenalina. Farfalle. Bachi da seta che ti fanno la ola mentre cammini guardando fuori dal finestrino. E la musica. Una bella “Il tuo maglione mio” mi consigliano dalla regia. Distese infinite d’acqua, il sole, il caldo, il mare. I sogni. Il letto. La casa.

Trovarsi a condividere più di un armadio, più di un cassetto con un libro letto ed una Winston blu. Qui Cesare che la fuma non c’è. Ma ci sono armadi piccoli non abituati a farsi spazio per prendere tanti vestiti. E si finisce ad usare le stesse cose, scambiarle. Una camicia lunga e larga messa dopo notti di passione può fare sexy la prima volta, dopo un po’ ti trasformi in Bridget e simil con mutandoni della nonna. Cristo, Intimissimi non lo conosci?

Scambiare maglioni senza rendersi conto di starsi scambiando la vita. Così. Come un parapendio. Come una strada dritta, asfaltata, senza segnali. Fatta a manetta, con acceleratore pigiato a tavoletta. Con assenza di pensieri e segnali stradali.

Ma poi eccolo. Uno stop. Tu ti stavi godendo il viaggio ed eccolo lì. Ti blocca. Ti ferma. E devi aspettare che all’incrocio qualcuno passi. E, se andando più veloce, il tuo passeggero vola là? Se braccato da quel suo maglione che ormai è tuo, lo butta via? O peggio ancora, te lo lascia e se ne va?

L’alta velocità non ha mai portato nulla di buono. Dal bere prima di mettersi alla guida – che non sia mai, io in questi casi mi trasformo nella vecchia signorina Rottenmeier arraggiata come una gatta in calore – al buttarsi tra le braccia, coperte ed armadi di qualche altro.

Sempre meglio usare la prima come marcia, e non la quarta. La macchina sale meno di giri e tu viaggi che è un piacere. A destinazione ci arrivi guardando ogni istante e dettaglio dal benedetto finestrino e non conoscerai alcun tipo di angoscia. Ed avrai certezze. Calore. Sentimento vero. E, soprattutto, maglioni tuoi.

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Io ci credo.

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Io ci credo.

Credo che un giorno tutti gli sforzi fatti saranno ripagati. Magari anche con gli interessi.
Credo che diventerò ciò che voglio essere.
Credo che non me ne stancherò. Mai.

Credo che un giorno sarò così felice da farmi schifo da sola. Da non crederci.
Che sarò una di quelle mamme fighe che si dividono con maestria tra lavoro e bambini. Tre per la precisione, come la mia di mamma. Con i ricci in testa e pelle tanto scura.
Credo che una Donna possa ESSERE chirurgo. E non fare il chirurgo. Un medico È, non diventa.

Credo che il rosa addosso mi starà sempre male, e che continuerò a provare per poi finire a comprare nero e tutte le sue gradazioni.
Credo che difficilmente abbandonerò ZARA, ma che un giorno potrò permettermi grandi marchi e vacanze ai Caraibi. Magari anche una Céline a settimana.
Credo che abbandonerò le diete, un giorno, non ora. E che non avrò più tutte queste stupide intolleranze. Genetica a parte.

Credo, e spero, di poter contare sempre sulle mie Amiche. Quelle di una vita, e quelle che ne entreranno a far parte. Sui fratelli, quelli persi e quelli che non vanno da nessuna parte.

Credo che l’Amore l’ho già e non permetterò mai a nessuno di potermelo portar via.
Credo che ci vuole coraggio, per vivere ed amare.

Credo che, un giorno, anche dopo i tre figli, avrò il culo della Belen. Chirurgia plastica a parte.
Credo nei pranzi della domenica, in famiglia. Nelle tavolate grandi ed almeno venti portate palermitane.
Nel cioccolato fondente e nei girasoli.

Credo nelle canzoni, quelle che ti fanno sentire innamorata anche quando non lo sei. 

Credo che non mi stancherò mai di regalare sorrisi, neanche nei giorni in cui niente me li potrà far venir fuori.

Credo nel bianco. Nel mio miglior vestito e nelle cuffiette verdi. Negli occhi gialli. Nelle carezze. Nella passione dirompente. E credo anche nel colpo di fulmine.

Credo che l’amore sia condividere, dalle scarpe con mia sorella alla vita con Lui.
Credo perfino nelle delusioni, ma credo che le mie spalle sono già tanto larghe da poterne sopportarne altre.
Credo alle grandi famiglie, ai legami di sangue e a quelli che nascono senza un perché.
Agli affetti.
Agli abbracci.

Credo nella dolcezza, quella che non ti fa pensare altro che sorrisi incredibili che partono dagli occhi e solo dopo arrivano alle labbra.

Credo che sia sempre meglio una caramella, ad un limone acido.
Credo nei capelli ricci, attorcigliati come i mille pensieri che al secondo mi spuntano in testa. E credo anche che un giorno saprò amarli come li amano gli altri. Forse di più. Come meritano.

Credo in Me. E credo che, un giorno, sarò chi voglio essere. Senza limiti di tempo e spazio.
Io ci credo.
Dovresti crederci anche tu. Devi crederci anche tu.

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Ti auguro di non perdere mai l’entusiasmo vivo degli inizi…

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Ti auguro di non perdere mai l’entusiasmo vivo degli inizi. La persona giusta è quella che ti fa vivere la sensazione di non dover più sprecare neanche un attimo. E non lo sprechi. Non ci riesci neanche volendo.

Pretendi l’estremo. Gli occhi lucidi ed i brividi.
Il vino bianco dopo cena e le coccole davanti un film.
Pretendi anche l’avvenutura. Il coraggio delle emozioni.
La morsa allo stomaco.
Pretendi tutto. Non accontentarti mai. La felicità c’è, esiste, tangibile.
La felicità, soprattutto condivisa. Si tocca. Si avverte. Si sente dentro passare nella schiena, come il Liga.

Ti auguro di accettare con audacia le delusioni. Di saper piangere, e riuscire solo ad asciugare le lacrime.  Perché non sempre c’è qualcuno pronto a farlo.

Ti auguro di realizzare quei sogni che molti pensano tu non possa raggiungere. Di vivere la vita che hai sempre desiderato. Con perseveranza ed valore.

Ti auguro di credere ancora nell’amicizia, nonostante c’è chi ti ha voltato le spalle senza neanche avvertirti. Senza forse avere motivo. Senza darti spiegazioni.

Ti auguro di non dilapidare tempo e denaro inutilmente. Ti auguro di disperdere sorrisi e carezze. E di riceverle.

Ti auguro l’amore, quello vero per cui non dormi neanche la notte. Di trovare lavoro e di sentirti realizzato. Di diventare chi vuoi realmente essere. Perché non ci sono limiti di tempo e spazio che te lo possano impedire.  Il tempo corre, e tu corri con lui.
Ti auguro, infatti, fiato lungo e profondo. Occhi brillanti e capelli al vento. Confessioni e notti incantate. Uffici addobbati e girasoli sui tavoli. Risi ed abbracci.

Ti auguro di essere la scelta e non l’alternativa. Il numero UNO, e mai secondo a nessuno. Almeno per chi è l’UNO per te.

Pretendi di avere accanto chi ha il coraggio di sceglierti ogni giorno. Con i capelli arruffati la mattina, e le lune storte la sera. Con i problemi a lavoro, in banca ed a casa.

Ti auguro di aver il coraggio di rinunciare, quando le circostanze te lo impongono. Di lasciare andare chi nella tua vita non vuole stare. Di gioire per i suoi traguardi in silenzio, al buio, lontano, ma farti da parte come chi ci tiene davvero. E non per dire.

Ti auguro di avere qualcuno che ti tiene la mano, e non la lascia neanche se glielo imponi.

Esigi rispetto, tempo e gusto. Aspettatati di essere il centro del mondo e pretendilo. Richiedi costanza, affetto e sincerità. Quella che meriti, ed è tanta.

Ti auguro una vita vissuta con la stessa sensazione di chi sta partendo per un viaggio. O di chi sta scartando un regalo grande e rosso.

Perché infondo la vita è questo. Un viaggio che non decidi tu e tu da solo dove porterà, ma il come…Il come è un’altra storia. E quello è tuo.

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Non in gabbia, ma in un oceano

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Vogliono le super fighe, quelle indipendenti e con mille amici.
Quelle con amiche sorelle e milioni di aperitivi.
Quelle sempre apposto e con il conto aperto da Zara.
Quelle fighe, quello che sanno volare.
Quelle che vivono di libertà. Magari tatuate e con i capelli tinti di blu.

E poi pretendono di metterle in gabbia.
Danno anche l’appellativo “mia“. Ma “mia” che?!
Di Mio conosco solo il formaggino.

Vogliono le farfalle, e le trasformano in larve.
Vogliono i boccioli di rose rosse e le trasformano in crisantemi.

Vogliono il lato dark, per poi pretendere di trovare accanto agnellini.

Sveglia.

Abbandonate gli occhi gonfi, le liti inutili, le ulcere intestinali.
Lasciate andare via le paranoie e le gabbie. Le sfuriate di gelosia ed i teatrini napoletani.

Guardate gli occhi, quelli vivi e luccicanti. Quelli che brillano e si colorano di giallo.
Quelle che il vino al posto del the alle cinque.
Quelle che le amiche prima, ed il resto dopo.
Quelle che pretendono i loro spazi, ma che non vogliono evadere.

L’Amore non deve essere mai inseguire. Deve essere combattere.
Non deve essere limiti, ma ali.
Non montagne, ma mare.
Non deve essere ansia, ma leggerezza.
Non pensieri inutili, ma magari rimproveri.
Non scuse, ma sorrisi.

Non deve essere gabbia, ma Oceano.

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