Una vita in plank, sui gomiti

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Aspettare. Attendere. Crogiolarsi cuore e mente ed indugiare. Rimandare e non volere.

Non sono mai stata una che sa aspettare. Sono una di quelle che, se c’è un timer, lo guarda incessante e prega che quei secondi scorrano presto. Che prima di cominciare un libro legge sempre l’ultima riga, così per avere l’idea di quel che sarà. Per essere preparata.

Una di quelle che l’attesa del piacere col cazzo che è il vero piacere. Una di quelle che i momenti li vuole vivere a pieno. Mangiarli. Divorarli. Succhiarli fino all’ultimo ed esserne sazia, che poi, di alcuni mica ti sazi mai.

Odio il prima di una partenza, io vorrei guidarlo quell’aereo. Odio i ritardi dei treni, se potessi tutto il mondo sarebbe in orario e clinicamente perfetto. Amo la medicina, così scientificamente esatta e per niente asettica che mi innamora.

Amo non avere programmi, che tanto se li faccio non li rispetto manco per niente. Amo essere ogni giorno diversa, non avere progetti.

Odio andare al cinema, perché tutto quel tempo aspettato in silenzio sono ore che rubo a discorsi, a volte soliloqui, che mi arricchiscono di più. Ed aspettare 120 minuti di film è troppo. Aspettare, per me, è troppo. Pensavo di non averlo mai potuto fare, ed invece…

Ed invece sono diventata una di quelle che aspetta, per ciò che ne vale la gioia, aspetta. un messaggio, una chiamata, un fiore. Io che i fiori li ho sempre odiati. Non in se’ per se’, va’. Come regali che ci si aspetta; quello proprio no.

Ho aspettato tanto per il camice. Il mio bianco vestire. Ho aspettato tanto i sorrisi veri. Ho aspettato tanto l’Amore. Quello vero ed incondizionato. Ho aspettato le lacrime di gioia. Quelle di quando senti il cuore pieno fino a scoppiare.

Ho aspettato risposte, che spesso non sono neanche arrivate. Non direttamente per lo meno.

A me non piace far rispondere al tempo. Il tempo è tiranno, e preferisco tirarmi a capofitto da sola in NO incondizionati ed immotivati che aspettare ipoteticamente il nulla.

Poi però capita che qualcosa, qualcuno, ti porta all’attesa e ci resti. Così, con il solito groppo in gola e le gambe tremanti. Come quando fai plank ed il minuto non passa mai.

Ecco, io l’attesa la vedo così. Come quando sei lì, sui gomiti, prona, a tirarti su con le gambe e imprechi il cielo che quei sessanta minuti scorrano via il prima possibile.

Il groppo allo stomaco, il tremolio della voce, la pseudocaduta un secondo prima di arrivare al gong.

Ci sei tu, che volente o nolente aspetti.

Però, sticazzi.

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Alle emozioni, all’Amore, alle promesse

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Alle emozioni, che se poi pensi a loro ti vengono in mente sempre due occhi ed un mare.

Alle soddisfazioni, condite con qualche foglia di alloro e tanto rosso.

Ai fiori, Dio quanti fiori, un profumo immenso.

Ai sorrisi, quelli che partono dagli occhi e solo dopo arrivano alle labbra.

Ai concerti, che di romantico c’è ben poco in balletti sincronizzati e mani a tempo. Ma a voi piace così.

Alle lenzuola bianche, stropicciate, sempre. Alle mani dentro altre mani. Ai sogni realizzati.

Alle esperienze nuove, lontane dal porto di casa e con una valigia in mano.

Alle agende cominciate e mai finite. Ai Tempo scritti su con il rossetto rosso MATT di Kiko.

Agli abbracci, quelli felici e quelli in cui affoghi. Agli ultimi saluti, arrivati ed inaspettati. Ai nuovi inizi.

Alla vecchia compagnia pronta lì sempre a confortarti.

Alle amiche di giri in macchina in piena notte al mare, pur di parlare, spesso in silenzio.

Alla salute, che troppo spesso viene a mancare ma che ancora più spesso si cura come una rosa delicata e fragile.

Alle passeggiate in macchina con papà ed il pollo all’insalata di mamma.

Alle lettere, e che cazzo, scrivetele queste lettere.

Alle parole d’amore. Alle promesse. A per sempre non detti a cui credi, e senti che è giusto così.

A progetti in grande. A soddisfazioni, ambizioni, traguardi raggiunti ed altri lontani. A contratti firmati.

Alle avventure, al mare di notte. Alle serate di “esco solo per una birra” e le albe conseguenti.

Agli amici. Quelli di sempre e quelli trovati. Quelli persi, che forse poi non erano così tanto sinceri.

Ai caffè come scusa. Alle lauree ed ai nuovi progetti.

Alle sorprese. Alle cene improvvisate. All’Amore.

Alle nuove esperienze. Dai pazienti ai clienti. E poi di nuovo pazienti.

A rimettersi in piedi. Ai Ferrero Rocher ed al vino bianco. Ai tramonti e gli aperitivi scalzi. All’Amore.

 

Come quando i buoni propositi, senza dirteli, li hai rispettati tutti. Ed ancora di più.

Come quando, con Amore, hai vissuto ogni giorno.

Come quando, senza domande, continui a ricominciare.

Come quando, come tradizione, di buoni propositi non te ne fai.

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L’Amore da nasi freddi di dicembre e cuori che invece sono Ferragosto

Le luci, il calore, il mare, il sole.

Rosso un po’ ovunque e neve finta fatta di zucchero filato.

Il cibo da strada e per strada. I palloncini di Frozen. I concerti e le canzoni. Le passeggiate a squarciagola in macchina sull’A19.

L’amore. Quello che, non per forza una mano dentro l’altra, ma in giro per la città o chiusi in una stanza.

L’amore, un po’ ovunque.

L’amore da nasi freddi di dicembre e cuori che sono invece Ferragosto.

Regali di tempo sognato insieme. Ore ritagliate e minuti che pesano oro.

Il cuore che scoppia, più del primo giorno. Ogni giorno di più.

Alzare gli occhi al Cielo e ringraziare. Ringraziare che ti abbia dato qualcuno con cui ridere di cuore e due secondi dopo piangerci sulla spalla. E non sembrare pazza. O forse solo un po’.

Qualcuno con cui fare l’amore, davanti un camino o nella piazzola di sosta in autostrada.

Di fuoco e fiamme, di lenzuola bianche ben stirate che aspettano solo di essere stropicciate.

Di un divano che, puoi andare ovunque, ma sai che lì a fine giornata troverai sempre la Felicità.

Di aspettative. Di mani nel buio. Di magliette a collo alto nere ed occhi ancora più neri.

Di sorrisi e grasse risate. Di giochi improvvisati e mai finiti.

Di baci. Dolci e potenti. Di un mondo rosa a cui nessuno crede che tu stessa possa crederci.

Di abbracci. Di quelle mancanze, quelle belle. Di baci sulla fronte, che Dio quanto ‘so belli.

Di muri abbattuti e di felicità. Di baci sbattuti al muro ed avventure improvvisate. Di abbracci al mattino, con ancora gli occhi chiusi e la fiatella incombente sul cuscino.

Di magia, che tanto basta solo volerla sentire. Sotto pelle e dentro al cuore.

Di lasciarsi andare e farsi cullare dal vento. Quello freddo, di dicembre. Quello che, nonostante il sole, ti porta al mare. A pensare o a baciare, poco importa. Lì. Dove trovi Casa. E quelle mani.

Come la salsedine che si attacca al cuore. Come la ruggine al sole. Come il caffè dopo il pranzo di Natale. Di baci sugli occhi, a palpebre chiuse.

Come l’Amore dopo una giornata di lavoro. Come la mamma che bacia la fronte a sua figlia.

Come quando avverti quella sensazione lì, quella di sentirti al posto giusto ed al momento giusto.

Come quando è Così. Bello così.

Uno zaino ai piedi del letto

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Delle ragazze come te, gli uomini hanno paura. Non sanno mai se quel che dici lo pensi davvero, o è solo velato dagli occhi furbi ed azzurri che hai. Se scherzi. Se giochi.

Di quelle come te hanno timore, perché tu sei forte e non hai bisogno di niente. Sai tagliare da sola la pizza e se vuoi una cosa non aspetti che te la regalino. La prendi, correndo anche, a morsi.
Non sogni gioielli e brillanti, ma avventure da zaino in spalla e Superga fiammanti ai piedi. Super colorate, con i lacci in tulle.

Di quelle come te pensano di non poter star mai tranquilli. Sanno che fai una cosa ed invece poi ti trovano dall’altra parte del mondo, in compagnia del primo sconosciuto che passa a leggere poesie d’amore o barzellette su francesi con non solo la R moscia.
Per quelle come te la testa corre veloce, viaggia e la fantasia non conosce limiti. Un giorno sei qui, l’indomani chissà dove. Tu, sopra la tua Ducati rossa e fiammante, potente e figa. Zaino in spalla ed un sacco di sogni dentro.

Di quelle come te il mondo non ne è pieno. Scarseggia. Ed è il mondo stesso che non ti capisce. Non ti sa trattenere. E viaggi. Sola mai. Ti svegli in un letto fatto di cuscini dentro una roulotte e riparti.

Di quelle come te gli Uomini hanno paura, perché invece non sanno che per Amore tu resti. Ma lo zaino è sempre ai piedi del letto. Questa volta preparato per Due.

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Un amore che bacia gli occhi

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Innamoratevi di chi vi bacia la fronte, di chi vi coccola gli occhi. Chi vi tira i capelli, dalla nuca, come i gatti. Chi vi morde la pancia come un cucciolo di cane.

Innamoratevi di chi non ha problemi a manifestare i suoi sentimenti. A letto o in piazza. Di chi vi sceglie ogni giorno. Di chi vi vuole accanto. Di chi ci resta.

Innamoratevi, appunto, di chi vi resta a fianco. Anche quando non lo volete. Anche quando date mille ed uno motivi per andarsene. Anche quando urlate  il contrario.

Innamoratevi di chi lo fa in silenzio. Chi lo fa con coraggio. Chi resiste ed esiste, con voi.

Innamoratevi di chi vi fa svegliare con il sorriso, di chi vi fa ringraziare il Cielo ogni giorno di star su questa terra. Innamoratevi di chi vi ha fatto innamorare del tempo speso bene. Di chi vi fa sentire di non voler più sprecare un solo minuto di questa vita.

Innamoratevi di chi lo fa con dignità. Di chi non chiede e né pretende. Di chi vi abbraccia e, per fortuna, non chiede il permesso. Innamoratevi, di chi vi carezza gli occhi e vi morde il labbro.

Innamoratevi di chi vi bacia i sorrisi, quelli veri. Di quelli che li creano ‘sti sorrisi.

Innamoratevi di chi non sente la necessità di vantarsi con chicchessia di Voi nude. Che i numeri sotto le lenzuola restino lì, laggiù. Sotto le coperte e le lenzuola di seta bianche. Chissene di liste e rifiuti.

Innamoratevi di chi vi fa sentire il cuore pieno, strabordante. Di chi vi fa chiedere “Si può più di così?”

Innamoratevi di chi vi mette al primo posto, anche quando al primo posto dovrebbe esserci qualcos’altro. Di chi vi prende in giro davanti a tutti, davanti a voi stesse, e poi si sa, pensa siate la cosa più bella del mondo. Di chi non vi fa piangere se non di gioia.

Innamoratevi. Che se non V’innamorate è tutto morto, come dice Roberto.

Innamoratevi, perché con l’amore giusto anche voi tornate vive.

Innamoratevi, però, di chi non vi fa accontentare delle briciole. Di chi si concede tutto. Interamente. A voi.

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Forse quello giusto è lui.

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Forse la persona giusta è lui. Quello che neanche ti fa venir voglia di screeshottare i suoi messaggi per crearci un G7 su whatsapp con le amiche.

Forse è giusto proprio perché arriva nella tua vita e non ti da’ neanche il tempo di prenderlo in mano il telefono.

Un fulmine, un ciclone. Un tornado di emozioni nuove che, dici tu, sta succedendo vero? Ed in realtà neanche hai il tempo di risponderti che già c’è una novità che ti lascia di stucco. E tu non ci sei abituata. Tu, eterna amica dei ragazzi, single incallita e con l’amore solo negli occhi ti ritrovi in un turbine di emozioni nuove.

Sorpresa. Ci sei caduta, cascata, con i tuoi capelli fatti di salsedine e i tuoi tacco 12. E non l’hai neanche raccontato. Non hai passato le sere in riva al mare con tequila in mano a disperarti su eventuali mosse mancate. Ad urlare al cielo che “non sta facendo la prima mossa”.

A descrivere, analizzare, sminuire e svalutare ogni suo gesto con le altre. O ad anatomizzare, neanche fossi l’allegro chirurgo (magari Dio ndr.) ogni piccolo segno. Azione. Cenno.

E forse quello giusto è proprio lui. Quello che ti fa appendere al chiodo anni decifrazioni indotte da esperienze negative. Quello che non sente la necessità di farsi spiegare. Quello che hai timore anche a raccontare perché, cazzo, tu hai sempre e solo parlato di loro, lamentandoti. Stavolta su che vuoi dialettare?  Stavolta che sembri più attesa e desiderata di una vittoria in finale di Champions?

Forse l’unica cosa di cui dovremmo tutti preoccuparci, gentil sesso compreso – e sì, parlo di voi Maschietti! – è imparare a lasciarsi amare ed amare di conseguenza.

Non ci sono regole. Ed è questo il bello. Perdiamo la vita dietro ad inutili schemi da seguire. Come se ci fossero realmente dieci comandamenti a raccontarci e raccomandarci come tenerci un uomo accanto. E poi, quando li dimentichi tutti, ecco che quell’uomo resta accanto a te. E ve lo raccontate di notte, occhi negli occhi, petto su petto. Ve lo raccontate in silenzio, al buio, al mare all’alba. Ve lo raccontate ridendo. Sognando. Leggendo. Ve lo raccontate amando. Perché l’amore sfiora, tocca le mani e mantiene delicatamente la presa. Graffia la schiena e poi la bacia. Con dolcezza. Accarezza. Ti tiene addosso. Ed è normale. Quella normalità che va oltre gli schemi da sempre prefissati.

Perché in Amore si sbaglia, ma è proprio quella volta che non ci stai attenta che smetti di farlo. Proprio quella volta non sbagli più.

E di questo, di questo amore, gli screenshot, sarebbe anche inutile averli.

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Per Amore, soltanto per Amore

AMORE

Un bacio mancato. La morsa allo stomaco. Una corsa con il cuore in gola per prendere un treno. Non sprecare tempo. Le lacrime di gioia. Gli occhi lucidi.

I piedi scalzi ed i vestiti di lino bianchi.

Un motore e due caschi.

Un comodino per due. La luce spenta.

Il cielo in una stanza. In un letto. Fuori città.

Sono occhi, grandi e lucidi. Sono sogni, nei cassetti e tra le dita.

Un bacio sul naso ed i capelli arruffati. La fiatella dell’alba, e no che non ti bacio se prima non lavo i denti.

Un bagno caldo a suon di petali. Girasoli ovunque. Anche negli occhi.

È il formicolio in pancia. È libertà. È un metabolismo scombussolato, nuovo, chiaro.

È un tramonto, ed è sapere che in un tramonto non vedrai mai più solo un tramonto.

È lieve dubbio, ma salda certezza. Sono mazzi di emozioni e bouquet di baci. È felicità condivisa con chi la sente anche sua. E sente sue anche le pene, che tanto quelle ci son sempre.

È amore che dopo anni non smette di sorprenderti.

Quando si superano insieme difficoltà, grandi e piccole.

Quando si va oltre le scenate di gelosia e si trova un complice. In questo disordine, mi suggeriscono.

Amore è leggerezza. Indipendenza. Libertà.

Amore è intuizione, è sorpresa. È averlo dentro e volerlo addosso. È conoscere l’altro è lasciarsi comunque sopraffare dalla novità. È trattenersi le mani anche se lontani. È vedere tanta gente per poi comunque tornare a casa.

È innamorarsi delle piccole cose. Di un cielo blu e del mare. È avere addosso la positività.

L’amore non è privazione, non è catene, non è gelosia. L’amore è fresco, libero, sa di acqua di sorgente pura. L’amore è vigoroso, ti trascina. È un profumo, e ti inebria. L’amore è lì, tra le scapole. Quelle che baci con dolcezza e gli occhi chiusi.

Ecco. L’Amore è un bacio ad occhi chiusi. Uno di quelli che non sai più che hai accanto perché tanto non ti interessa neanche più vederlo.

L’amore è semplice. L’amore è naturale. L’amore è straordinario. L’amore è.

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