Perchè le migliori storie d’amore sono nate con un buon bicchiere di vino: Mionetto

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Quelle sere in cui serve bere via le paure, come dicevano gli Articolo prima che Zio Ax diventasse il fratello mancato di Fedez. Ancor prima della mia amica Chiara Ferragni. Di New York e Los Angeles. Di Assago. Quelle sere in cui, a stomaco vuoto, vuoi riempire l’infinità che provi e quelle sere invece in cui vuoi perdere le staffe. Vuoi colorare fuori le righe, vuoi essere te con un bel bicchiere di vino in mano. Mettere un bel vestito di pizzo nero, un tacco a spillo rosso e viaggiare per il mondo con le amiche di sempre. Vuoi scioglierti, vuoi lasciarti andare e vuoi farti correre dei sorrisi addosso senza chiederti perché. Vuoi ridere. Vuoi vivere e rilassarti. E parlare con la tua amica del cuore. E mangiare una buona bistecca. O un piatto di caserecce. O solo dei salatini misti a patatine, lì sul tavolo.E vuoi magari sederti in riva al mare e ballare fino allo sfinimento con i tuoi compagni del liceo. Oppure accompagnarlo ad una carbonara con i colleghi di lavoro per il pranzo.Un buon vino è alla base, sempre.Anche le migliori storie d’amore sono nate con un buon bicchiere di Vino in mano. Anche la mia. Quella scelta che non mi ha neanche fatto decidere il nome di quello che volevo nel bicchiere. Lui lo sapeva già, ed eccome se abbiamo colorato dopo.. Era Mionetto, Prosecco DOC Treviso Extra Dry.Ottenuto da uve selezionate e leggermente fruttato è colui che ha coronato e sigillato per bene il mio sogno d’ammmore.Mionetto, dal 1887, accompagna le più ricche portate ed i momenti più indimenticabili. Proveniente dai vigneti trevigiani ci coccola con sapori mandorlati ed agrumati. In sintesi, non sa di tappo. Ed è buono, buono assai. Anche romantico, per me. Io quello posso dire. Circondatevi di ricordi che si possono assaporare. Di sapori che vi possono ricordare emozioni vere. Serie. Anche anni dopo. Sapori ed odori belli, di quelli che san di casa. Di quelli che, ci pensi, e ricordi la nonna che puliva le lenzuola con il sapone di marsiglia.

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Marina del Nettuno, alla scoperta della Sicilia

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SiciliaBedda, come un’unica parola esclamata con il sorriso sulle labbra e sul cuore. Un’unica espressione di gioia e colori caldi. Di sole e mare. Di pale di fico d’india e vento tra i capelli. Di vino bianco e spritz tra le scogliere. Di spiagge e tavolini bianchi dove ballare su. Senti parlare e gira e rigira e senti di non conoscere la Tua Terra abbastanza.

Ecco perché lì, ai piedi del mio letto, ben scomoda alle volte, che sbatte tra i milioni di libri e le scarpe da tennis, c’è lei la mia valigia. Lì. E quest’estate voglio e farò un super giro della mia Sicilia. Quella che tengo sempre al mignolo sinistro su un anello. Quella che tengo sui miei grandi abiti di lino e sui bei piatti che ancor non so neanche cucinare bene. Sulle ceramiche e sulle mie t-shirt.

Eccola, la Sicilia è lì. Nel mio cuore. Prima tappa del mio tour? Si continua con la costa messinese e due o tre figoni mi hanno consigliato uno straordinario ristorante nuovo.

Marina del Nettuno è un nuovo ristorante che si erge proprio al porto di Messina che offre a tutti una cucina impeccabile plasmata dalla forte creatività di Pasquale Caliri, Chef Alma.

Pasquale, aiutato dall’incredibile location e dai tramonti siciliani che calano sulla banchina, regala una cena che difficilmente si può scordare. Una vista panoramica sul mare e foto e super selfie da fare ai piatti stellati di Pasquale.

Io accetterò i consigli, fate lo stesso anche voi? Marina del Nettuno ha anche un sito. Guardatelo se non ci credete. Io e bamPino abbiamo già la valigia pronta. O meglio, forse solo lui. La mia è sempre ai piedi del letto, disfatta.

@MarinaDelNettunoYachtingClubMessina @pasqualecaliri

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PERFECT FIT e Bambi

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Volete sapere cosa faceva una bambina piccola piccola e con le guance paffute a soli 5 mesi? Scorrazzava in giro per il giardino con il nonno ed in braccio a lui inseguiva tutti i gatti della cuginetta.Qualche volta si è beccata un po’ di dermatite allergica, altre volte gli etciù infiniti ed adesso, dopo 24 anni, le sono rimasti solo milioni di peli addosso e gli occhi pieni d’ammmore. A colazione ed a cena, per il pisolino pomeridiano. Ai tempi c’era Mina. Una gatta nera capo tribù che ha avuto più figli della mamma dei sette nani. L’ultimo rimasto è lui. Vi presento Bambi. Bambi è il gatto più monello e modello mai avuto in casa Terrana-Affatigato. Perché si, io i gatti li ho sempre cresciuti con la mia Cristina. Per lei Bambi è come un figlio e come tale è giusto che si nutra meglio di lei stessa. Da poco è stato male per stupidi problemi intestinali ed anche il veterinario ha consigliato un’alimentazione sana e corretta che può avere grazie a PERFECT FIT™. Alla base vi è uno studio accurato su tutte le ricette sviluppate con i nutrizionisti e veterinari del Centro WALTHAM.Questa nota marca di croccantini ha sviluppato negli anni una gamma avanzata di alimenti secchi per gatti sterilizzati ed offre a loro una dieta ricca e bilanciata.Hanno un’unica formula TOTAL 5 che supporta in tantissimi modi la salute dei nostri pelosetti: dal peso forma al tratto urinario. Alle proteine alla biotina che mantengono il pelo folto e lucido.Come capita ai bambini anche qui abbiamo la possibilità di scelta di prodotti in base anche all’età del nostro cucciolo. Dall’adult 1+ a Junior Pollo. A seconda, appunto, della sua età o del suo stile di vita. PERFECT FIT™ con il suo complesso proteico risponde alle esigenze dei gatti che, essendo carnivori, selezionano istintivamente cibi altamente proteici. Svezziamo i gattini come è giusto che sia, e coccoliamoli così per tutta la vita. Loro ed i loro pancini. A cominciare da Junior Pollo, per gatti da 2 a 12 mesi e Adult Sensitive Tacchino, per gatti sterilizzati dall’appetito difficile come stiamo facendo noi con Bambi.

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Per Amore, soltanto per Amore

AMORE

Un bacio mancato. La morsa allo stomaco. Una corsa con il cuore in gola per prendere un treno. Non sprecare tempo. Le lacrime di gioia. Gli occhi lucidi.

I piedi scalzi ed i vestiti di lino bianchi.

Un motore e due caschi.

Un comodino per due. La luce spenta.

Il cielo in una stanza. In un letto. Fuori città.

Sono occhi, grandi e lucidi. Sono sogni, nei cassetti e tra le dita.

Un bacio sul naso ed i capelli arruffati. La fiatella dell’alba, e no che non ti bacio se prima non lavo i denti.

Un bagno caldo a suon di petali. Girasoli ovunque. Anche negli occhi.

È il formicolio in pancia. È libertà. È un metabolismo scombussolato, nuovo, chiaro.

È un tramonto, ed è sapere che in un tramonto non vedrai mai più solo un tramonto.

È lieve dubbio, ma salda certezza. Sono mazzi di emozioni e bouquet di baci. È felicità condivisa con chi la sente anche sua. E sente sue anche le pene, che tanto quelle ci son sempre.

È amore che dopo anni non smette di sorprenderti.

Quando si superano insieme difficoltà, grandi e piccole.

Quando si va oltre le scenate di gelosia e si trova un complice. In questo disordine, mi suggeriscono.

Amore è leggerezza. Indipendenza. Libertà.

Amore è intuizione, è sorpresa. È averlo dentro e volerlo addosso. È conoscere l’altro è lasciarsi comunque sopraffare dalla novità. È trattenersi le mani anche se lontani. È vedere tanta gente per poi comunque tornare a casa.

È innamorarsi delle piccole cose. Di un cielo blu e del mare. È avere addosso la positività.

L’amore non è privazione, non è catene, non è gelosia. L’amore è fresco, libero, sa di acqua di sorgente pura. L’amore è vigoroso, ti trascina. È un profumo, e ti inebria. L’amore è lì, tra le scapole. Quelle che baci con dolcezza e gli occhi chiusi.

Ecco. L’Amore è un bacio ad occhi chiusi. Uno di quelli che non sai più che hai accanto perché tanto non ti interessa neanche più vederlo.

L’amore è semplice. L’amore è naturale. L’amore è straordinario. L’amore è.

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Ge.Ni. Maison, l’organizzazione eventi a portata di click

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Al mare, oggi, si parlava con le mie amiche di una vita, di matrimoni. Di date premeditate con anticipo di due anni e super organizzazioni estenuanti che richiedono anni orsono per essere realizzate. E se poi niente è come si è sempre immaginato?

Per me la laurea è ancora ricordo fresco, ai fiori d’arancio non penso mica, però se una certezza ho in vita è che se mai quelli arriveranno saranno interamente affidati a chi di dovere. Ad un allestimento vero, mai visto, uno di quelli che forse ho in testa e che in questo momento neanche mi sovviene.

Chi soprattutto non mi chiede di fissare date anni orsono per un evento che, secondo me, è sempre bene pianificare all’ultimo. Guardarlo da dietro le quinte, diciamo.

Ecco. Se mai un giorno arriverà per me la navata bianca lascerò l’organizzazione a chi se ne intende, di gran lunga, più di me: la Ge.Ni. Maison srl.

Questa si occupa di allestimenti scenografici per eventi di vario genere e da’ la possibilità di personalizzare anche il più piccolo dettaglio. Prendiamo un esempio: sapete tutti che odio profondamente più di ogni altra cosa i volatili – inutili esseri che goverano il mondo – e loro non si sognerebbero mai di farmi uscire dalla chiesa confusa tra riso e piccioni viaggiatori bianchi. O non me li farebbero trovare il sala, finti, sui tavoli di buffet.

La mission è quella di dare forma alle idee dei clienti, realizzando allestimenti pensati ad hoc per ogni evenienza curandoli nei minimi dettagli. Volatili a parte.

Il punto di forza è differenziare, appunto, gli eventi gli uni dagli altri. Soprattutto dai basilari servizi di catering. Ge.Ni. Maison srl crea un allestimento tale, diverso ed innovativo, che i servizi catering basilari non offrono. Più che altro perché quelli si basano tanto sul prodotto e la forma classica, che l’innovazione o gusto del cliente.

Da non confondere appunto con il wedding planning.

C’è un mondo dietro gli eventi, e per chi li ama tutti ed ama i dettagli, sa che la professionalità non è sempre dietro l’angolo.

Li chiamo magari per la prossima laurea, ah? Per i fiori d’arancio chissà quanto ancora passerà.

https://www.facebook.com/Ge-ni-maison-scenografie-per-eventi-455056071344712/

#GeNiMaison

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Sua maestà, il Cuore

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Io faccio tutto col cuore. Canto, urlo, grido e sbraito. Sorrido. Amo. Piango. Abbraccio. Se necessario ti mando anche a fanculo, col cuore. Con tutto, l’intero, cuore.

È un’espressione che uso spesso, come se volessi sempre sottolineare il fatto che io sì, vivo di magia. Che mi piace più guardare i dettagli che le cose lampanti a tutti. Che amo di più un piccolo scorcio di luce e due birre in riva al mare, che mazzi di rose rosse, Moët & Chandon ed il vento in faccia.

E lo ascolto, il mio cuore. Non c’è scelta fatta nella mia vita in cui mi son permessa di metterlo da parte, ‘sto cuore. Cammina prima di me, senza aver bisogno di alcun guinzaglio e mi indica la strada. Corre il più delle volte e batte. Forte.

L’ho sentito quasi scoppiare, in certi momenti, di gioia. Di un Amore spassionato che mai avrei pensato di poter toccare. L’ho sentito spesso piccolo così, ritorcersi come dentro un pugno e sputato da denti aguzzi senza remore. L’ho sentito battere così forte di non riuscir neanche a contare i battiti, due dita lì e niente. E pensare che il BLS-D l’ho fatto, e l’ho messo, ahimè, anche in atto.

L’ho sentito scalpitante, per un paio di occhi, una frase di un libro o uno scatto improvviso con la mia Canon. E poi davanti al mare.

E l’ho visto correre, correre forte e cercar di andare lontano. Ma non è mai riuscito a scappare, neanche quando i segnali per farlo c’erano tutti. C’è chi dice, chi mi conosce bene, che “Io non sono nata per scappare; non lo saprei fare neanche volendolo.”

La verità è che le Donne coraggiose fanno paura. Ti fanno scappare ancor prima di farti avvicinare. Ti ammaliano con quegli occhi bassi e non troppo truccati e ti convincono che, no, non fanno per te.

E scappi. Scappi lontano. Ma in amore non vince chi fugge. In amore vince chi resta, si sbraccia, e s’impegna a non far finire la magia.

Perché la magia te la devi meritare, non cresce mica sugli alberi. E devi amare te, come i ciliegi in fiore di primavera. Come quando le altre bambine sognavano il vestito bianco ed un altare, io invece ne sognavo uno da venti euro, abbottonato davanti ed a maniche lunghe. Così come il mio completo quel giorno. Bianco.

 

“È l’AMOR che move il sole e l’altre stelle.” È cosa antica, è cosa vera, è cosa da tener saldamente a mente ed appuntarsela al dito ogni dì.

Così: come quando l’amore, per il Cuore, è l’unica terapia.

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Ho imparato, o forse no?

Ho imparato

Ho imparato a non fare progetti a lungo termine. A prenotare viaggi con largo anticipo. A non far programmi neanche per il fine settimana. A vivere alla giornata.

Ho imparato ad aspettare. A non fare domande, e non farmene. A resistere con quel macigno sul petto che non ti fa respirare. A vomitare, vino e parole, con pugni chiusi e spallucce alzate.

Ho imparato ad abbracciare. Ad ascoltare e non sempre parlare.

Ho imparato ad amare, amare qualcuno anche più di me stessa. La sua felicità sentendola come mia. Ed anche la tristezza, sempre.

Ho imparato ad esprimere desideri non solo per me, ma per chi amo. Per chi non solo mi sta cuore, ma lo colma tutto.

Che dietro un sorriso c’è il mondo, e che le persone che soffrono di più ce l’hanno più bello.

Che i sogni si possono realizzare, ma a volte quando pensi di esserci riuscito, tutto ti si rivolta contro.

Ho imparato che non tutti quelli che diventano padri potranno mai essere Papà.

Che vorrei essere un girasole, perché loro sanno sempre bene da che parte girarsi. Non si perdono mai. Che la strada, a volte, è troppo tortuosa e tu non sei poi così forte come pensavi.

Ho imparato che la felicità dura un attimo, e che quando le cose vanno troppo bene è sempre meglio andare con il freno a mano tirato. Che non faccio parte della fetta del mondo fortunata, quella che ha tutto servito con rose e viole sopra.

Che le cose si sudano, ma quando sudi così tanto il fiato ti si spezza e resti anche con un pugno di mosche sulle mani. E lì soffri il doppio.

Ho imparato che ci sarà sempre chi ti volterà le spalle. Che le troppe aspettative portano solo grandi delusioni. Che i desideri non si avverano. Che con le monetine tirate di spalle ed occhi chiusi nelle grandi fontane mi avrebbero permesso di comprare una Jeep.

Che preferirei soffrire le pene dell’inferno piuttosto che vedere chi Amo disperarsi.

Ho imparato, che alla fin dei conti, non ho mai imparato un cazzo. E che inutile anche farlo, tanto le carte in tavola cambiano ogni attimo.

Eh, pazienza.

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