Brutta razza le BloggerS!

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“Qual è il tuo segreto?”
Il mio segreto. Fammi pensare. Non sono né un’aliena né tantomeno Wonderwoman. Non ho ancora un lavoro retribuito, ma ci sto lavorando sopra.
Ho duemila passioni, e ne cerco di mettere in pratica duemila ed uno. Così. Per non fermarmi mai e conoscere sempre cose nuove.

Ecco.
C’è chi invece, un lavoro ce l’ha e si prende la briga di prendere in giro quello di altri. Magari nuovo, mediatico, in via di evoluzione. Per paura? Per dispetto? Per incredibile necessità di dire per forza qualcosa?
Non sono una fashion blogger, non ho nulla che lo fa pensare. Dalla punta del capello allo shopping per bancarelle. Ho un blog dove ad occhio e croce ci sono due mie foto e punto tutto sullo scrivere. Cosa che faccio da sempre. Cosa che ho riportato dallo space di MSN.
Nessuno mi regala vestiti, serate e non sono diventata ricca per i quattro post che scrivo.

Leggere, però, certe cose su Vogue mi fa salire l’ulcera. E vi assicuro che un’ulcera, vista in imaging non è proprio tutto ‘sto bel vedere.
E neanche averla.

C’è chi lo fa per fortuna, chi per caso e chi per passione incontrastata.
C’è chi ha la preparazione ed i mezzi e chi no.
Chi lo fa per passatempo e chi invece ne fa il lavoro della vita. Come quella stronza di Chiara Ferragni. Che tanto criticata viene, quanto alla quarta copertina di Vogue è arrivata.

Ecco. Come tutte le professioni. Quelle “vere” ah. Perché i blogger mica pagano l’IVA o firmano contratti ed hanno scadenze. No no. Loro fanno gli aperitivi. E le serate.
E dietro gli aperitivi, io per prima, non credevo ci fosse così tanto.

E fatevi ‘na risata. E se non ci vanno bene UNFOLLOW THEM. Tanto, lo sapete, non lo farete mai.
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E’ quasi magia, Johnny

Attesa, sorpresa, folgorazione, stupore, delusione, disperazione, PIANTO. Che cosa hai fatto Johnny? Perché Johnny, perché?? Come puoi farci questo?? Noi che baciavamo imperterrite i tuoi caldendari in cui un Dio greco sembrava imperfetto a confronto. Tu che ci hai ammaliate tutte, dalle più grandi alle più piccine, con il tuo sguardo di bello e dannato. Tu che hai dettato stile a chiunque sia passato al tuo fianco o che abbia solo sentito il tuo nome. Tu che, al fianco della Moss, trasudavi testosterone ricoperto dal tuo chiodo in pelle nero e ciuffo pazzo. Ehy tu, cavolo di un Johnny, che fine hai fatto?  Poco importa se per riprenderci da questa batosta di Venezia siamo costrette a scolarci intere bottiglie di quello Jagermeister che a te piace tanto! Eccome se ti piace! Devi essertici fatto la doccia quella mattina prima di salire in passerella, altrimenti non si spiega. Shampoo no, per carità, cose da plebei. E poi chi si immagina lo jager appiccicato a quel ciuffo meraviglioso? Anche il tizio più bello in discoteca il sabato sera con un po’ di vodka addosso perde il suo fascino! E Johnny, tu, con quei capelli hai proprio esagerato! E poi, ci chiediamo tutti, quelle scarpe perché ? La zeppetta rubata alla cabina armadio del Berlusca, per giunta bicolor, sta ad urlare : “Sono uscito folle, amatemi per come sono!!”  E se il problema fosse proprio quello, che noi comunque ti amiamo, lo stesso ed incondizionatamente? Non si può cancellare un’istituzione per una caduta di stile così. Certo, quei pantaloni neanche il nonnetto che va a pesca la domenica mattina all’alba  li indosserebbe. Per non parlare della giacca verde cacca-bosco che cinge il pancino da donna prossima al parto. Ma possiamo superare anche quella, con un po’ di attività fisica e zero pietanze della mamma’ possiamo farcela. I denti da vampiro però no! Quelli no. Sono gli occhi da dannato, non i denti da lupo mannaro che vogliamo! Jhonny, jhonny, una delusione così neanche dopo la morte di Derek Sheperd. Neanche tutte le maledizioni mandate a Shonda Rhimes possono equiparare quelle che noi abbiamo inflitto alla tua, dolce e sfolgorante Amber. Abbiamo accettato tutto. Ti abbiamo accolto con i capelli a cuoricino da Willy Wonka perché amiamo più te che il cioccolato. Ti abbiamo sognato da pirata Jack Sparrow tanto da odiare dal profondo del nostro cuore quella stronza di Keira. Ti avremmo voluto coccolare da Edward mani di forbice con tante carezzine sul quel visino pallido. Ma adesso cosa sei? Denti da vampiro che neanche in Dark Shadows erano così brutti. E gli addominali ormai sono così nascosti che il WWF ha ricevuto una chiamata dalla tua tartaruga (oh, che era bella!!) . Tempi lontani, sogni e passione lontani, ma l’amore che si prova per te resta comunque incommensurabile. Torniamo in noi, su, tutte. Non può davvero finire così. Non può, l’unico essere pluritalentuoso e pluriFIGO, finire così. Io ormai mi sono convinta: è tutta apparenza. A te piace scherzare, amore, lo so. Ti prendi burla di noi povere mortali che sbaviamo dietro il tuo favolosissimo popo’, sviandoci, sorprendendoci. Come sempre. Come ogni volta che compari in pubblico. Si deve parlare di te, devi sempre far parlare di te. Allora per favore, caro JhonnyAmoreMio, torna a portare con un po’ di magia tutto com’era. Noi ti amiamo sempre, ma almeno fa tornare i capelli a fare swish. Fa tornare il tuo sorriso brillare e indossa di nuovo quegli occhialetti tondi e tutti quegli anelli che ti fanno essere ciò che noi abbiamo sempre amato. Fallo per noi. Fa questa MAGIA, Johnny.

L’importante è FINIRE?!

So cominciare, e comincio benissimo, a razzo, neanche il tempo di mettere la prima che parto e corro. Ma finire? Si è mai davvero finito qualcosa?  Ai margini di limiti di qualcosa che neanche si immaginava. Ai margini di situazioni paradossali ed estenuanti, che sì, ahimè sono cominciate… ”Ma per finire quando?” direbbe mamma’! Ti staccherai perché ti tiene su soltanto un filo, come dice il mio amore Liga. Perché di staccarsi davvero forse c’è bisogno. Una partenza facile, un andare via senza chiedersi poi il perché e se se ne sente la necessità. “Lasciarsi tutto indietro e ANDARE”. E spesso la partenza è silenziosa. Non occorre un biglietto aereo o un traghetto che ti porta alle isole. Parti, tu, la tua testa, la tua mente, i tuoi occhi, il tuo cuore. Dentro la stanzetta, in reparto mentre stai finendo il turno o in una palestra che ormai è diventata casa tua. Se piove, e cavolo si che piove, un certo momento smetterà e quanto sarà bello godersi il sole.  E senti il bisogno di un abbraccio e di un suo bacio. Senti il bisogno delle tue amiche e di una serata di vino con loro. Senti il bisogno di un film strappalacrime ed uno shopping selvaggio. Senti il bisogno di una carezza sincera. Senti il bisogno di così tante cose che invece non fai niente per averle. Hai bisogni che potresti placare benissimo e non fai niente per farlo. Hai bisogno di confusione su confusione, più di quella che già in testa hai. Di gente. Di non pensare a niente. Hai bisogno di fare l’amore con lui. Hai bisogno di coccole. Hai bisogno di sorridere di cuore. Di spensieratezza. Hai bisogno di risate. Hai bisogno di frappè al cioccolato e vodka alla pesca. Di una birra ghiacciata. Hai bisogno di foto. Hai bisogno di fotografare ed essere fotografata. Hai bisogno di sentirti bella. Hai bisogno di sole e di un costume nuovo, anche se è il primo settembre e dicono sia finita la pacchia. Hai bisogno di così tante cose che sai da dove cominciano e non sai dove finiscono. E siamo di nuovo lì.  E’ davvero così difficile “finire”? Per l’estate a quanto pare è facilissimo! Arriva di soppiatto con raggi di sole caldi e accoglienti ed in men che non si dica ecco che ti ripiombano addosso tutte le responsabilità settembrine ed il fiato sul collo.  Una vita piena e colma di punti e virgola che potrebbero e DOVREBBERO essere sostituiti da punti fermi. FULL STOP dicono gli inglesi. E loro sì che hanno capito tutto dalla vita. “FALL IN LOVE”: cadere in amore. Cadere. Battersi, schiantarsi, sbucciarsi le ginocchia, amarsi. Innamorarsi con passione di qualcuno o qualcosa che ci fa sentire vivi. Cadere in tentazione. Non riuscire a smettere. Perché è davvero così difficile smettere? Smettere di sperare, smettere di pianificare e smettere di sognare. Cose brutte che sono, queste. Nessuno dovrebbe mai farlo. Nessuno dovrebbe mai permettersi di smettere. E’ cosi bello continuare, attaccarsi a qualcosa che magari non esiste. Da’ calore. E’ casa. Perché smettere? Perché metterlo ‘sto punto? L’importante non è finire, è continuare. Nonostante tutto e nonostante tutti. Nonostante ci siano duemila cose contro, l’importante è continuare a testa alta. Finire? Non si finisce. E se “panta rei” davvero, una risposta l’avremo prima o poi e sentiremo una pacca sulla spalla immaginaria che si complimenta con noi per non aver “finito”, non aver abbandonato.

Il vero coraggio non è lasciare. Il vero coraggio e rimanere. Chi ama resta. CHI SI AMA, RESTA. E resta per se stesso e resta perché finire non è poi così importante. C’è di meglio. Anche per chi di aspettare non ne ha mai voluto sapere. Anche per chi di sperare non ha mai voluto sperare. Ci sono cose, persone, per cui vale la pena. Persone che sono il nostro riflesso incondizionato che ci guardano anche quando sono distanti. Sempre insieme, ma costantemente separati, ecco.

L’importante è….. NON finire! Mina, questa volta, hai toppato. Si dovrebbero vivere 365 giorni di sole, di estate, di salsedine sulla pelle e sete indiane. Si dovrebbe vivere di occhiali da sole perenni e bikiniBranzani a propulsione. Bisognerebbe vivere sempre di LIBERTA’. Bisognerebbe non sottrarsi alla vita, MAI.

Amarsi per Sempre?

Amarsi per sempre?
Finchè morte non vi separi. Amen.

Amen? Scusate, amen? Cosi sia? Ma che avete fatto? Siete in possesso di un contachilometri che misura quanta strada potete fare con la persona accanto a voi? Avete fatto un patto con il diavolo che vi obbliga a dire “per sempre”? Neanche l’assicurazione alla vita è per sempre. Neanche i capelli biondi e fluenti che fanno swisch sono per sempre. Niente è per sempre (a parte una Chanel ovvio, ma quello è un altri discorso.)
Che poi io non l’ho mai capita questa. Si dice “SI” al “NOI”, no? Dovrebbe bastare; perché si deve giurare davanti al mondo intero qualcosa, che per i piu’ fortunati ovviamente, è certa fin dal primo giorno che ci si è conosciuti?
Siamo innamorati, siamo felici, siamo AMORE. Lo io so e lo sai tu, mio compagno di vita. Perché ci costringono a prenderci per i fondelli giurando che sarà per l’eternità? Magari lo sarà pure e ce lo auguriamo tutti, diamine. Ma come fai a dirlo prima? Ad averne la certezza? Non è meglio vivere giorno per giorno di situazioni ignote senza mai dare per scontato il sentimento? “Quando si conosce l’amore per la prima volta si pensa sia per il resto della vita.” Qui le prime volte non c’entrano. C’entra avere il “GRANCULO” di Cenerella e conoscere il compagno perfetto per noi e tenercelo stretto. Non si ama per sempre, o per lo meno non sempre allo stesso modo. Un giorno TI AMO DI PIU’, un giorno TI AMO DI MENO, ma nessuno dice che mai smetterò di farlo, né nessuno dice che sarà per la vita. Ti amo adesso, ti ho amato anche ieri e spero, nella migliore delle ipotesi di amarti anche domani. La formula giusta in chiesa sarebbe infatti : “Più di ieri e meno di domani”. E sarebbe perfetto leggerla ogni giorno. Perché scegliersi, ogni giorno, è un lavoro impegnativo. Scegliersi è una scelta. È intelligenza. È un gioco. Le tasse da pagare sono per sempre, non l’amore. Vogliamo che l’amore sia assoggettato ad un dovere? Vogliamo che l’amore diventi un obbligo? L’amore si deve scegliere. L’amore si deve fare. L’amore si deve vivere e sbandierare al mondo con il sorriso (finestrini dell’auto appannati a parte, spero!)
Quando hai corso così tanto che non riesci neanche a fermarti e l’unico desiderio e fare la strada con qualcuno. Qualcuno che non ti ostacoli ma che corra insieme a te e arrivi al traguardo al tuo fianco. Senza superare o indietreggiare. Senza prendere scorciatoie o corsie preferenziali. Senza staccare mai la mano dalla tua. Questo è l’Amore. Non è giurarsi amore eterno, tutto cippipipi e puciupu’. Sono quegli occhi fissi sul mare, due birre tra le mani e quel profumo che riconosceresti ad occhi chiusi in tutto il mondo. Suvvia, il matrimonio è una cosa seria e per questo molti non dovrebbero farlo o, se proprio vogliono farlo dovrebbero pensandoci così tante volte da dubitare della domanda stessa. Basterebbe guardarsi dentro davvero per avere le risposte, per dirsi tutto davvero, o nella peggiore delle ipotesi dire “si” a Las Vegas davanti il little Tony di turno dopo che si ci è scolati 30 tequila sale e limone. Ma che importa? Il “SI” più coraggioso che possiamo pronunciare tutti è quello che diciamo ogni giorno, silenzioso, con gli occhi. Quando scegliamo lui nonostante i suoi “ruttini” da dolce bambino o l’ascella pezzata. Scegliamo lui nonostante non sia il principe che sognavamo da piccole e non ci salvi dai draghi, ma è il primo a proteggerci da qualunque cosa, anche se siamo entrambi consapevoli di saperci benissimo difendere da sole. Scegliamo lui perché ce la mette tutta a prepararci un caffe decente e si fa trovare in slippino bianco che è l’anti sesso e distraendosi un attimo sporca tutta la cucina che neanche la carica dei 101 aveva così tante macchie. Scegliamo lui nonostante ci metta al pari della sua squadra di calcio. Scegliamo lui nonostante sporchi più di un alano in cattività. A me piacciono proprio quelli che l’amore non lo esaltano, e forse non l’hanno mai esaltato in vita loro. Mi piacciono perché fingono di non crederci ed invece ci credono più di tutti gli altri. Mi piacciono perché guardano i film e si chiedono “se mai un giorno capiterà anche a loro”.
Mi piacciono perché non sanno dire tutte le cose belle che gli innamorati dell’amore sanno pronunciare, ma se ti dicono una gentilezza puoi esser certo che sia la verità.
Mi piacciono perché non ti comprano mazzi di rose rosse e cioccolatini senza sentimenti PERCHE’E’GIUSTO COSI, ma li sostituiscono con i tuoi fiori preferiti, un bignè alla nocciola ed un bigliettino con su scritto che “ce l’hanno fatta di nuovo a farti rimanere di stucco.” Che poi l’importante è quello, sorprendersi, sorprenderci, amarsi, amarCI e dirsi si ogni giorno, più di ieri e meno di domani.

Un’allergica disperata

Rosa, verde, giallo, tutto ciò che abbiamo attorno si colora di vita, d’amore. Il sole. Il sorriso di uno sconosciuto. La collezione primavera\estate. I colori pastello. Le mani che sanno di fiori appena colti. Le fragole. Le coroncine di girasoli a mo’ di cerchietto tra dolci boccoli setati. Uscire dagli armadi gli shorts di jeans amati che si credevano persi in una vita che, così lontana, non sembra neanche più la tua. Come quando, una domenica pomeriggio, guidi con il finestrino abbassato per sentire meglio il profumo di mare e dalla radio parte la tua canzone preferita…. Ed…. ETCIU’. Gli starnuti! Eccoli! Non te la fanno neanche cantare la canzone. Irrompono prorompenti e distruggono l’idillio, come un grande dinosauro che sale sul modellino di torre Lego del tuo fratellino. Ok che “marzo è una promessa” ma qui l’unica promessa che mantiene ogni anno è un’allergia prorompente e degli occhi pieni di lacrime! Acciderbiolina, eccoli! Etciù. Primule, narcisi, iris e tulipani fioriscono come non mai tra la gente che è allergica ai “POLLI” (sì, in ospedale puoi anche sentire rinominare mille parole più una nel nuovo dizionario Zanichelli. Ndr. Pollini, cavolo, pollini!) e quelli che se le inventano tutte pur di giustificare il loro “gonfiore”. Lei, la malattia del secolo. Ma voi ci siete state mai con un soggetto affetto? Tra un bacio e l’altro intercorrono esattamente 10 starnuti che, diciamolo seriamente, ti passa anche la voglia di avvicinarsi. In macchina ha sempre trecento pacchi di clinex e sul comodino, non ha un libro o il caricatore per smartphone: comincia la sua storia IDILLIACA con il Ventolin. L’unico che sa dare un ALITO di sospiro benevolo. Il soffio vitale, per intenderci. Le ragazze nella borsetta non conservano le caramelline al lampone come tutte le altre donzelle, no! Loro hanno gli antistaminici! E se le inviti ad un aperitivo, poverine, sono costrette a rifiutare perché rischierebbero di addormentarsi sullo spritz. E hanno gli occhi cerchiati che Kong Fu Panda a confronto veniva da una Spa rilassante e coinvolgente. Ma “Che fretta c’era, MALEDETTA PRIMAVERA?” Come quando sei lì, pronta a vivere ogni cosa che ti si presenta davanti e fiorire insieme alle margherite ed invece devi correre in bagno a soffiare tutto il finto muco che ti cade giù dal naso. Un eterno rimando alla vita, un’esistenza in stand by. Ma poi, è normale che più ci si guardi intorno più non si trovano più persone “normali”? Come se facesse figo essere allergico! Ma lo sanno cosa si prova a vedersi passare davanti un panino con mozzarella di bufala, crudo e scaglie e non poterlo addentare neanche pagandolo oro? E se invece lo fai e diventi un dirigibile a pressione che neanche punto da un ago si sgonfia? Per non parlare delle macchie rosse che ti fanno somigliare più a Pongo della Carica dei 101 che a Kate Moss. In realtà forse Kate la si può emulare benissimo, gli occhi vispi ci sono, è il resto che manca! Arriva, quando meno te l’aspetti e ti sconvolge l’esistenza. Un mondo fatto da uomini, donne e PIRLA-ALLERGICI. Anche chi pensava di non esserlo lo diventa. C’è chi a trent’anni decide di voler capire il reale motivo del gonfiore addominale che impedisce agli addominali di uscire e dopo vari Test…Tadan! Graminacee, molluschi, crostacei, polline, uovodigallinatibetana! Intolleranza al mondo che si respira attorno. E si eliminano tutti i cibi buoni, si elimina la nutella! Si elimina il cioccolato e si elimina la felicità. Ma poi, quanti cavolo di tipi di farina abbiamo? Un’intolleranza diversa per ogni granello, accidenti! Sperando che tra uno starnuto e l’altro si riesca a vivere una PRIMAVERA poco maledetta e tanto sorprendente, come se si piantasse un fiore, nuovo e sconosciuto, che fiorisse ad aprile con la nuova primavera, innaffiato ovviamente dai nostri amati ETCIU’.

La Guerra tra moda e carboidrati

Un Big Mac come antipasto, una carbonara, una porzione Maxi di patatine fritte e una lattina di coca – cola rigorosamente Light, grazie.”

Eh certo, chi vogliamo prendere per peri fondelli? Il sistema? Capaci di scaraventare dentro il nostro corpo un numero infinito di schifezze fritte che non solo si depositano sul nostro sedere, bensì arrivano ovunque e si depositano come materiale ‘di riserva’ all’interno nel nostro circolo sanguigno. Fanno anche un aperitivo lì dentro! Ma che dico aperitivo, tipo il pranzo della nonna la domenica o il Ramadam per i musulmani. Ma poi riserva di cosa, Oddio! Che per tutte le schifezze che ingurgitiamo ci sentiamo dire anche che stanno lì perché sono ‘di riserva’. Ubicati, imperterriti, vivono di vita propria e restano bloccati che neanche l’affettatrice per il prosciutto sarebbe in grado di debellarli. Il cibo che da’ calore, le patatine fritte che sono meglio di un mazzo di girasoli, le cioccolate calde che in pieno inverno ci riscaldano. Se poi però la cioccolate vengono accompagnate da un pacco di ‘abbracci’ da 500 grammi ed il nuovo secchiello della Nutella da 1 kg, cosa ci aspettiamo? Che siccome siamo a marzo e la prova costume si avvicina si va in fibrillazione e si guarda la bilancia come fosse la tizia con cui abbiamo beccato il nostro ‘amore’ al prive’ della serata. E sudiamo (ah si, il sudore fa ‘dimagrire’ quindi va bene, sudare è bello!)
Così comincia il piano Huston : dieta fai da te per arrivare semi perfetti per la spiaggia. E cerchiamo su internet, e leggiamo di ‘consigli alimentari’ e di ‘diete’ ipocaloriche che neanche ad Auschwitz si mangiava così poco. Ma “PUOI PERDERE 5 KG IN DUE SETTIMANE” e la facciamo. E ci lasciamo tutti abbindolare dal sogno facile di magrezza improvvisa. Se poi utilizziamo anche le barrette sostitutive ai pasti e i grandi beveroni fruttati ecco che siamo al capolinea. Per non citare l’amico comune Ananas! Che, oddio, ha anche, biologicamente parlando, potere diuretico, ma fa realmente dimagrire solo se te lo ficchi in bocca sano e stai lontana dalle mozzarelle in carrozza e dalle panelle! Raggiungere l’obiettivo senza faticare nel minor tempo possibile. Perché si corre troppo e non si ha il tempo di sudarsela davvero la metà ambita.
Che poi basterebbe poco, mangiare bene spesso ed il giusto, non giocare alle olimpiadi di salto del pasto. L’unico salto che si fa è contro la madre- salute. Il cibo deve essere un amico, non un nemico da cui scappare. Il cibo non dovrebbe mai fare piangere. Non dovrebbe essere motivo di scherno o battutine. Il cibo dovrebbe essere un punto di partenza per vivere bene e socializzare meglio. Una scusa. Un contorno. Non un mondo attorno cui gira tutto. Ok, quei jeans Ripped e boyfriend mi fanno impazzire e se non divento un grissino non mi staranno mai come le modelle sexy delle foto su Instagram. Va bene, ci sta… Ma perché non pensare a priori che potrei stare meglio magari con un altro tipo di pantalone? Sono i vestiti a cucirsi addosso a noi, non il contrario. La moda siamo noi, la moda la dobbiamo creare noi. Nessun canone. Nessuna regola, solo fantasia e rispetto per un tempio che ci è stato regalato alla nascita e che con il cibo dobbiamo SOLO preservarlo.
La Guerra tra moda e carboidrati solo nella nostra testa.
Come disse Ippocrate ” Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo” .

 

Mise da Oscar

Qualche sera fa abbiamo assistito ad una delle notti più importanti, neanche fosse il capodanno, sto parlando della notte degli Oscar.

All’improvviso diventiamo critici di film? Ma no, suvvia.

È di loro che si parla, di cui sono piene le migliori testate e di cui tutti aspettano visione: le studiatissime (più o meno riuscite) mise dei Vip internazionali.

Chissenefrega del premio! Migliore attore protagonista? Eccolo, è lui, L’Elie Saab di Emma Stone di un giallo-verde in contrasto con i suoi rossi capelli e con la statuetta di Lego gialla ricevuta. Co- protagonista, non solo dell’abbraccio memorabile sul red-carpet, la grande Jannifer Aniston che per una volta non ha deluso con una delle sue mise facilmente disprezzabili scegliendo un Versace impeccabile; stessa cosa per Rosamund Pike, spesso criticata in passato, che con un Givenchy rosso fuoco, stavolta, ha lasciato tutti a bocca aperta.

In realtà noi li vogliamo, li bramiamo, li sogniamo, li desideriamo tutti questi meravigliosi e costosissimi abiti. Anche il più brutto lo vorremmo nel nostro armadio.

Così, da mettere per andare a fare la spesa o all’università, proprio così, per sentirci fighe. Pensandoci, con tutto quello che hanno a disposizione, come acciderbolina fanno a toppare il look “oscarile”?  Seriamente, cara Marion, come pretendi, per esempio, di essere ammirata se ogni articolo scrive “Marion Cotillard looks like a SUSHI?” Cosa ti aspetti? Il perdono? L’inferno eterno cara mia, hai sbagliato Dior, bellezza! Non sai se mangiarla mentre quel gran figo di Neil Patrick Harris intrattiene ospiti internazionali sul palco o afferrarla per i capelli di soprassalto mentre è in bagno ad incipriarsi il naso carino e roseo che si ritrova e chiederle con le lacrime agli occhi: “PERCHE’, TU DIMMI PERCHE’?” Vabbè, ragazze, si sa, non tutte hanno il fascino ed il portamento della stratosferica Maryl Streep che è impeccabile anche con un sobrissimo tailleur nero Lavin. E se da un lato abbiamo la raffinatezza della Grande “Diavola che veste Lavin”, dall’altro abbiamo tizi che si sono presi la briga di agghindare la Gaga come una casalinga disperata. Vestita di Azzedine Alaia in bianco e tramortendo il tutto con un paio di guanti rossi che usiamo noi ogni giorno per lavare i piatti. Ma poi, il bianco perché? Ad un certo punto non si capiva più se stavamo assistendo alla serata degli Oscar o ad un matrimonio combinato in stile n“Sette spose per sette fratelli”.

In troppe vogliono strafare, e come noto a tutti, “il troppo storpia”, in ogni cosa. Si trovano a eccedere in modo così eclatante da vivere sul red carpet la tragedia fashion più grossa che ogni donna possa immaginare: lo stesso abito, allo stesso evento. E purtroppo quest’anno è toccato alla pluri pagata JLo anche lei in un intramontabile Elie Saab e la signora Duvall dentro un abito pressoché identico firmato Jad Ghandor. Si entra in crisi per la stessa maglia di Zara basic indossata per la palestra, che ha pure la sorellina di 15 anni, pensa a queste povere tizie che spendono giorni, forze e denaro e vengono viste e criticate dal mondo intero?  E se si dice che “l’abito non fa il monaco”, sbaglia . Ed il red carpet una seconda possibilità non la da’ a chi non la merita.  Quindi, da brave, lanciate a noi i vostri rimasugli di vestiti usati, provati e scartati e tenetevi i vostri il più delle volte consigliati da Stylist ubriachi.

Noi siamo contente anche così.

Marion ritenta la prossima volta.