All’Amore, che ti salva la vita

C’è che un uomo che ti aspetta fuori dalla macchina e non seduto dentro ha già vinto.

Come a dire “No, non ce la faccio più a stare neanche un istante lontano da te! Voglio vederti scendere le scale, chiudere la porta, ammirarti e poi baciarti.”

C’è che c’è chi fa tantissime cose, ma in tutte quelle tantissime cose ti vuole accanto. A condividere.

Che poi alla fine che bella parola è condividere?

Dal caffè della mattina, al letto la sera. O a qualunque ora del giorno se si è fortunati.

Da un Grillo alla Mac Farland.

Dalla delusione ai sorrisi.

Ai baci, ai morsi. E dai baci che diventano morsi, e i morsi che invece tornano ad essere baci.

Alle lettere, alle sbronze, alla città di notte con solo delle braccia addosso. Nient’altro.

E guardare su, e desiderare le stesse cose.

Ai desideri, ai sogni, alle ambizioni.

Ai giri in moto o in macchine da tettuccio aperto.

Alle camicie bianche. Alla gentilezza.

Alle canzoni, quelle che ti fanno salire i brividi dopo solo due note. Quelle che ti fanno sentire innamorata anche quando non lo sei. E se lo sei, di più.

Alle lacrime di gioia ed ai Brindisi.

Alle belle notizie, ed anche a quelle brutte.

Alla sabbia dentro i costumi, le scarpe ed i capelli.

Ai bicchieri di vino bianchi ed alle rosse alla spina.

All’Amore. All’energia. Alla curiosità. Alla libertà.

Alla leggerezza, quella rara da trovare, forse più dell’amore stesso.

Alla semplicità, le strade diritte e le soste improvvise. Su tettuccio, o sul ciglio della strada.

Alle responsabilità, quelle volute e quelle capitate.

Al coraggio. Alla dolcezza, alla passione.

Ai treni persi per un solo bacio in più, alle sveglie all’alba prima di voli ad orari improponibili.

Alle notti ad occhi aperti, vissute tutte e succhiate fino alle prime luci del giorno. Tra quattro mura bianche e delle lenzuola di lino chiare.

Alle mani dentro mani, agli occhi dentro occhi.

All’Amore, che ti salva la vita.

Sempre e Per sempre.

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Una vita in plank, sui gomiti

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Aspettare. Attendere. Crogiolarsi cuore e mente ed indugiare. Rimandare e non volere.

Non sono mai stata una che sa aspettare. Sono una di quelle che, se c’è un timer, lo guarda incessante e prega che quei secondi scorrano presto. Che prima di cominciare un libro legge sempre l’ultima riga, così per avere l’idea di quel che sarà. Per essere preparata.

Una di quelle che l’attesa del piacere col cazzo che è il vero piacere. Una di quelle che i momenti li vuole vivere a pieno. Mangiarli. Divorarli. Succhiarli fino all’ultimo ed esserne sazia, che poi, di alcuni mica ti sazi mai.

Odio il prima di una partenza, io vorrei guidarlo quell’aereo. Odio i ritardi dei treni, se potessi tutto il mondo sarebbe in orario e clinicamente perfetto. Amo la medicina, così scientificamente esatta e per niente asettica che mi innamora.

Amo non avere programmi, che tanto se li faccio non li rispetto manco per niente. Amo essere ogni giorno diversa, non avere progetti.

Odio andare al cinema, perché tutto quel tempo aspettato in silenzio sono ore che rubo a discorsi, a volte soliloqui, che mi arricchiscono di più. Ed aspettare 120 minuti di film è troppo. Aspettare, per me, è troppo. Pensavo di non averlo mai potuto fare, ed invece…

Ed invece sono diventata una di quelle che aspetta, per ciò che ne vale la gioia, aspetta. un messaggio, una chiamata, un fiore. Io che i fiori li ho sempre odiati. Non in se’ per se’, va’. Come regali che ci si aspetta; quello proprio no.

Ho aspettato tanto per il camice. Il mio bianco vestire. Ho aspettato tanto i sorrisi veri. Ho aspettato tanto l’Amore. Quello vero ed incondizionato. Ho aspettato le lacrime di gioia. Quelle di quando senti il cuore pieno fino a scoppiare.

Ho aspettato risposte, che spesso non sono neanche arrivate. Non direttamente per lo meno.

A me non piace far rispondere al tempo. Il tempo è tiranno, e preferisco tirarmi a capofitto da sola in NO incondizionati ed immotivati che aspettare ipoteticamente il nulla.

Poi però capita che qualcosa, qualcuno, ti porta all’attesa e ci resti. Così, con il solito groppo in gola e le gambe tremanti. Come quando fai plank ed il minuto non passa mai.

Ecco, io l’attesa la vedo così. Come quando sei lì, sui gomiti, prona, a tirarti su con le gambe e imprechi il cielo che quei sessanta minuti scorrano via il prima possibile.

Il groppo allo stomaco, il tremolio della voce, la pseudocaduta un secondo prima di arrivare al gong.

Ci sei tu, che volente o nolente aspetti.

Però, sticazzi.

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Alle emozioni, all’Amore, alle promesse

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Alle emozioni, che se poi pensi a loro ti vengono in mente sempre due occhi ed un mare.

Alle soddisfazioni, condite con qualche foglia di alloro e tanto rosso.

Ai fiori, Dio quanti fiori, un profumo immenso.

Ai sorrisi, quelli che partono dagli occhi e solo dopo arrivano alle labbra.

Ai concerti, che di romantico c’è ben poco in balletti sincronizzati e mani a tempo. Ma a voi piace così.

Alle lenzuola bianche, stropicciate, sempre. Alle mani dentro altre mani. Ai sogni realizzati.

Alle esperienze nuove, lontane dal porto di casa e con una valigia in mano.

Alle agende cominciate e mai finite. Ai Tempo scritti su con il rossetto rosso MATT di Kiko.

Agli abbracci, quelli felici e quelli in cui affoghi. Agli ultimi saluti, arrivati ed inaspettati. Ai nuovi inizi.

Alla vecchia compagnia pronta lì sempre a confortarti.

Alle amiche di giri in macchina in piena notte al mare, pur di parlare, spesso in silenzio.

Alla salute, che troppo spesso viene a mancare ma che ancora più spesso si cura come una rosa delicata e fragile.

Alle passeggiate in macchina con papà ed il pollo all’insalata di mamma.

Alle lettere, e che cazzo, scrivetele queste lettere.

Alle parole d’amore. Alle promesse. A per sempre non detti a cui credi, e senti che è giusto così.

A progetti in grande. A soddisfazioni, ambizioni, traguardi raggiunti ed altri lontani. A contratti firmati.

Alle avventure, al mare di notte. Alle serate di “esco solo per una birra” e le albe conseguenti.

Agli amici. Quelli di sempre e quelli trovati. Quelli persi, che forse poi non erano così tanto sinceri.

Ai caffè come scusa. Alle lauree ed ai nuovi progetti.

Alle sorprese. Alle cene improvvisate. All’Amore.

Alle nuove esperienze. Dai pazienti ai clienti. E poi di nuovo pazienti.

A rimettersi in piedi. Ai Ferrero Rocher ed al vino bianco. Ai tramonti e gli aperitivi scalzi. All’Amore.

 

Come quando i buoni propositi, senza dirteli, li hai rispettati tutti. Ed ancora di più.

Come quando, con Amore, hai vissuto ogni giorno.

Come quando, senza domande, continui a ricominciare.

Come quando, come tradizione, di buoni propositi non te ne fai.

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L’Amore da nasi freddi di dicembre e cuori che invece sono Ferragosto

Le luci, il calore, il mare, il sole.

Rosso un po’ ovunque e neve finta fatta di zucchero filato.

Il cibo da strada e per strada. I palloncini di Frozen. I concerti e le canzoni. Le passeggiate a squarciagola in macchina sull’A19.

L’amore. Quello che, non per forza una mano dentro l’altra, ma in giro per la città o chiusi in una stanza.

L’amore, un po’ ovunque.

L’amore da nasi freddi di dicembre e cuori che sono invece Ferragosto.

Regali di tempo sognato insieme. Ore ritagliate e minuti che pesano oro.

Il cuore che scoppia, più del primo giorno. Ogni giorno di più.

Alzare gli occhi al Cielo e ringraziare. Ringraziare che ti abbia dato qualcuno con cui ridere di cuore e due secondi dopo piangerci sulla spalla. E non sembrare pazza. O forse solo un po’.

Qualcuno con cui fare l’amore, davanti un camino o nella piazzola di sosta in autostrada.

Di fuoco e fiamme, di lenzuola bianche ben stirate che aspettano solo di essere stropicciate.

Di un divano che, puoi andare ovunque, ma sai che lì a fine giornata troverai sempre la Felicità.

Di aspettative. Di mani nel buio. Di magliette a collo alto nere ed occhi ancora più neri.

Di sorrisi e grasse risate. Di giochi improvvisati e mai finiti.

Di baci. Dolci e potenti. Di un mondo rosa a cui nessuno crede che tu stessa possa crederci.

Di abbracci. Di quelle mancanze, quelle belle. Di baci sulla fronte, che Dio quanto ‘so belli.

Di muri abbattuti e di felicità. Di baci sbattuti al muro ed avventure improvvisate. Di abbracci al mattino, con ancora gli occhi chiusi e la fiatella incombente sul cuscino.

Di magia, che tanto basta solo volerla sentire. Sotto pelle e dentro al cuore.

Di lasciarsi andare e farsi cullare dal vento. Quello freddo, di dicembre. Quello che, nonostante il sole, ti porta al mare. A pensare o a baciare, poco importa. Lì. Dove trovi Casa. E quelle mani.

Come la salsedine che si attacca al cuore. Come la ruggine al sole. Come il caffè dopo il pranzo di Natale. Di baci sugli occhi, a palpebre chiuse.

Come l’Amore dopo una giornata di lavoro. Come la mamma che bacia la fronte a sua figlia.

Come quando avverti quella sensazione lì, quella di sentirti al posto giusto ed al momento giusto.

Come quando è Così. Bello così.

Uno zaino ai piedi del letto

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Delle ragazze come te, gli uomini hanno paura. Non sanno mai se quel che dici lo pensi davvero, o è solo velato dagli occhi furbi ed azzurri che hai. Se scherzi. Se giochi.

Di quelle come te hanno timore, perché tu sei forte e non hai bisogno di niente. Sai tagliare da sola la pizza e se vuoi una cosa non aspetti che te la regalino. La prendi, correndo anche, a morsi.
Non sogni gioielli e brillanti, ma avventure da zaino in spalla e Superga fiammanti ai piedi. Super colorate, con i lacci in tulle.

Di quelle come te pensano di non poter star mai tranquilli. Sanno che fai una cosa ed invece poi ti trovano dall’altra parte del mondo, in compagnia del primo sconosciuto che passa a leggere poesie d’amore o barzellette su francesi con non solo la R moscia.
Per quelle come te la testa corre veloce, viaggia e la fantasia non conosce limiti. Un giorno sei qui, l’indomani chissà dove. Tu, sopra la tua Ducati rossa e fiammante, potente e figa. Zaino in spalla ed un sacco di sogni dentro.

Di quelle come te il mondo non ne è pieno. Scarseggia. Ed è il mondo stesso che non ti capisce. Non ti sa trattenere. E viaggi. Sola mai. Ti svegli in un letto fatto di cuscini dentro una roulotte e riparti.

Di quelle come te gli Uomini hanno paura, perché invece non sanno che per Amore tu resti. Ma lo zaino è sempre ai piedi del letto. Questa volta preparato per Due.

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Un amore che bacia gli occhi

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Innamoratevi di chi vi bacia la fronte, di chi vi coccola gli occhi. Chi vi tira i capelli, dalla nuca, come i gatti. Chi vi morde la pancia come un cucciolo di cane.

Innamoratevi di chi non ha problemi a manifestare i suoi sentimenti. A letto o in piazza. Di chi vi sceglie ogni giorno. Di chi vi vuole accanto. Di chi ci resta.

Innamoratevi, appunto, di chi vi resta a fianco. Anche quando non lo volete. Anche quando date mille ed uno motivi per andarsene. Anche quando urlate  il contrario.

Innamoratevi di chi lo fa in silenzio. Chi lo fa con coraggio. Chi resiste ed esiste, con voi.

Innamoratevi di chi vi fa svegliare con il sorriso, di chi vi fa ringraziare il Cielo ogni giorno di star su questa terra. Innamoratevi di chi vi ha fatto innamorare del tempo speso bene. Di chi vi fa sentire di non voler più sprecare un solo minuto di questa vita.

Innamoratevi di chi lo fa con dignità. Di chi non chiede e né pretende. Di chi vi abbraccia e, per fortuna, non chiede il permesso. Innamoratevi, di chi vi carezza gli occhi e vi morde il labbro.

Innamoratevi di chi vi bacia i sorrisi, quelli veri. Di quelli che li creano ‘sti sorrisi.

Innamoratevi di chi non sente la necessità di vantarsi con chicchessia di Voi nude. Che i numeri sotto le lenzuola restino lì, laggiù. Sotto le coperte e le lenzuola di seta bianche. Chissene di liste e rifiuti.

Innamoratevi di chi vi fa sentire il cuore pieno, strabordante. Di chi vi fa chiedere “Si può più di così?”

Innamoratevi di chi vi mette al primo posto, anche quando al primo posto dovrebbe esserci qualcos’altro. Di chi vi prende in giro davanti a tutti, davanti a voi stesse, e poi si sa, pensa siate la cosa più bella del mondo. Di chi non vi fa piangere se non di gioia.

Innamoratevi. Che se non V’innamorate è tutto morto, come dice Roberto.

Innamoratevi, perché con l’amore giusto anche voi tornate vive.

Innamoratevi, però, di chi non vi fa accontentare delle briciole. Di chi si concede tutto. Interamente. A voi.

Innamoratevi

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Quelle giornate perfette, così.

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Esiste un giorno che vorreste rivivere dall’inizio alla fine? Uno di quelli che avete sentito giusto fin da quando avete aperto gli occhi?  Fino a quando li avete chiusi?
Quando l’Amore ti tocca, da ogni lato ed esce da ogni poro.
Quando l’hai accanto, addosso e dentro.
Quando ti si muove dentro la pancia ed esce fuori con luce dagli occhi.

Il mare alle sette del mattino, come a dirmi “Sì, hai il mutismo selettivo e Lui ti fa riprendere. Spacca il mondo ed io ti aspetterò fuori e sarò fiero di te.”
Un bacio in fronte, uno sulle labbra, una pacca sulla spalla.
Bruno Mars immancabile in sottofondo. Il nodo in gola più bello e strano mai sentito.
L’autostrada veloce ed i parcheggio che tardava a liberarsi. Occhi sinceri, mani tra le mani. Occhiali da sole e sorrisi tanto forzati quanto fiduciosi. Agognati. Speranzosi.

E poi occhi fieri, un’arena splendida munita di guanti in vinile trasparenti e vetreria. Sacche. Un mondo, il mio.

Un palcoscenico da vivere, e la protagonista ero io. Lì. Sicura come mai in vita, fiera del bianco addosso, abbottonato davanti e capelli stretti in un codino nero.

Sorrisi. Battute. Cose che forse era meglio non dire, machissssene. Risate.
Puoi sapere di fare bene il tuo lavoro se è questo stesso che ti fa divertire. Ti fa sentire viva. Ti fra tremare. E non c’è approvazione che tenga accanto a te più di questo.

Occhi sconosciuti sbalorditi. Occhi grandi e luminosi come a dire: “Ma ora questa chi la zittisce, ah?”

E poi gli applausi. I fiori. Così tanti fiori da sembrare un prato immenso e variopinto.
Sette girasoli. Quell’aula sognata da quando sono nata, che era lì accanto a me sempre ma lontana più che mai.
Quell’aula che ho agognato ogni giorno ed ogni notte. Quella da cui volevo uscire con un po’ di alloro in testa.
Quella che è sempre stata la mia “chiesa“.
Il mio punto di ritrovo, il mio posto nel mondo.

Ed occhi fieri ovunque mi girassi. Quegli occhi di chi ha visto, in tutto questo tempo una me spenta con addosso un sogno. E chi, invece, c’è sempre stato ed ha deciso di non esserci più.

Una me sognante, di giorno e di notte, con mani sempre pronte a lavorare e braccia per cingere. Vite e vita.

Ed il cibo, ed i bigliettini. E parole di amore che non credevo potessero essere mai rivolte a me. Di stima, quando io forse stima di me stessa ne ho sempre avuto poca.
Ecco, sono quelle parole che terrò sempre conservate come tesoro inestimabile per tutta la vita.

E queste cose le sto scrivendo adesso, dopo mesi. Forse perché proprio mi è piaciuta così tanto che per un’altra volta ci sto pensando.
E ci sto pensando come sempre più forte, ogni giorno di più.

Perché se ho una certezza nella vita è che io, nata scema e con la testa sbattuta, so da sempre dove vorrò stare per tutta la vita.
Ed è un per sempre che non mi ha mai spaventata dirlo. Un per sempre in cui credo. E sempre crederò. Ora e per tutta la vita.

E ne sto scrivendo adesso, quando l’umore non è dei migliori e le speranze sono all’ennesima potenza.

Proprio adesso, che giorno dopo giorno, sogno sempre più forte. Proprio adesso che rivedo già tutto lontano.

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